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CONOSCI
ROSOLINI
Ricerca
storica e fotografica a cura del prof. Piero MELI
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COSA
MANGIARE
Rosolini
e i suoi sapori
I
piatti della tradizione locale
La
tradizione gastronomica di Rosolini vanta molteplici antiche ascendenze
dalla Grecia, dal Mondo Islamico e dalla Spagna. Interpretate dalla
locale cultura contadina, che ha esaltato gusti, sapori e odori facendo
proprie le tante erbe aromatiche spontanee dei nostri campi. A Rosolini
la cucina è semplice ma di grande effetto; ricchi di antichi
sapori i suoi ingredienti. Ancora oggi è possibile gustarla presso
ogni Agriturismo della zona.
Le ricette provenienti dalla vicina Grecia utilizzano tutti i tipi dei
legumi: molto note le zuppe con i
ciciri (ceci), a linticcia (lenticchie),
i favi (fave), e a casola (fagioli)
(questi ultimi cotti insieme alla carne di maiale fatta a pezzetti).
Tra
i piatti che caratterizzano la cucina rosolinese troviamo:
- u
cunigghiu a stimpirata: coniglio selvatico in agrodolce piccante
insieme con patate, cipolla, olive snocciolate, capperi e abbondanti
foglie di menta;
a
latina: gelatina di carne di maiale che diventa ancora più
gustosa se consumata insieme al pani
cunzatu, pane di casa appena sfornato condito con il nostro
vero olio extravergine di oliva, oltre che con sale, origano e peperoncino;
- cuosti
ri maiali nfurnati: costolette di maiale fatte gratinare
al forno;
- a
sausizza sicca e arrustuta, salsiccia di puro suino secca,
oppure fresca involtata nella carta paglia imbevuta di vino e arrostita
direttamente sulla brace;
- u
jaddu cinu: pollo disossato cucinato al forno dopo averlo
riempito con un impasto a base di riso, carne e altri ingredienti;
- a
caponata: contorno saporitissimo costituito da un misto
di verdure e ortaggi quali melanzane, capperi, peperoni, sedano e cipolle,
il tutto passato in padella con olio,
aceto
e peperoncino;
- a
milinciana arrustuta: fettine di melanzane prima arrostite
e poi condite;
- i
carciuòfili a spizzatu: cuori di carciofi cucinati a
spezzatino insieme a tocchetti di salsiccia fresca;
- i
carciuòfili cini: carciofi bolliti dopo averli farciti
con un ripieno di pan grattato, prezzemolo e aglio tritato, formaggio
grattugiato e olio;
-
i carciuòfili sutt’uogghiu:
cuori di carciofi sott’olio;
-
pasta a carrittera:
primo piatto tipico del periodo estivo, pasta casereccia con pomodoro
fresco a pezzetti appena rosolato con olio di oliva, aglio, basilico
e peperoncino rosso;
i rravioli ri ricotta: é un piatto che non conosce
stagioni, questi vengono aromatizzati con la maggiorana, cotti in acqua
bollente e conditi con sugo di maiale;
-
a pasta ri casa:
sottili sfoglie di pasta all’uovo, stirata a mano e tagliata a
piccole strisce condite poi con un buon ragù;
-
i cavatieddi e i maccarruna
cco sucu: piccoli gnocchi fatti a mano e delicati cilindretti
di pasta ricavati con l’aiuto di un fusto secco di spiga (u usu),
cui si è avvolta la sfoglia. Condimento canonico degli uni e
degli altri il sugo alla carne di maiale;
-
u
maccu lurdu: grossolano minestrone fatto con un misto di legumi e cereali
insieme con diverse varietà di verdure. In genere si usa cucinarlo
per il giovedì grasso;
-
a pasta cche sciurietti:
cioè, con broccoletti verdi, diversi secondo la stagione, è
una pietanza di tutto l’anno, nelle due versioni in brodo e asciutta,
umile e saporitissima;
-
u ncucciatieddu:
farina di semola impastata sbriciolata, che si fa cuocere nel brodo
dei broccoletti verdi di stagione.

Con le prime piogge autunnali lungo i muri a secco delle nostre campagne
si raccolgono diverse varietà di lumache, ingrediente base di
uno dei piatti più ricercati della cucina rosolinese: i
vavaluci cche pipi: lumache bollite e incorporate, per insaporirle,
in una classica peperonata.
I
rosolinesi celebrano le scampagnate in un tripudio di vere e proprie
specialità. Immancabili, tra le comitive banchettanti all’ombra
di un carrubo o in riva al mare:
-
i scacci:
focacce di forma semicircolare ripiene di verdure, quali spinaci, broccoletti
verdi, bietole o anche patate;
-
i mpanati:
focacce rotonde ripiene di carne d’agnello tipiche del periodo
pasquale. Ripiene di broccoletti e salsiccia fresca, oppure di patate
e baccalà per rallegrare le cene natalizie;
-
a nfigghiulata:
per la sua squisitezza, la più famosa tra le focacce. Sottile
sfoglia di pasta arrotolata su una farcitura di ricotta amalgamata con
uova, olio, cipolla e salsiccia fresca;
-
a
cucca: sottile e stretta striscia di pasta arrotolata e farcita
con dadini di cacio cavallo stagionato e salsiccia fresca sbriciolata.
E ancora:
-
i pastizzi: saccottini di pasta ripieni di riso, piselli,
formaggio fresco, salsiccia sbriciolata e pezzetti di carne di vitello
e d’agnello che non mancano mai nel pranzo all’aria aperta
della pasquetta rosolinese;
-
i cassateddi:
cestelli di pasta ripieni di ricotta mista a toma amalgamata con le
uova. Si
consumano
tradizionalmente durante la scampagnata del Lunedì di Pasqua;
-
a ghigghiulena: semi di sesamo impastati e cotti con
zucchero, miele, mandorle tostate, dall’aspetto di torroncini.
E’ il dolce più caratteristico da assaggiare immancabilmente
venendo a Rosolini.
La vendemmia offre lo spunto a preparare dolci particolari, specialità
del luogo e che nel mosto o nel vino cotto hanno il principale ingrediente:
-
i purcidduzzi: gnocchi di pasta di casa affogati nel
vino cotto;
-
a mustata:
budino di mosto arricchito di mandorle tostate e grattugiate, può
essere mangiata ancora calda oppure dopo averla fatta essiccare
al sole;
i mustazzola: biscotti a base di vino cotto e farina;
-
a cuccia:
dolce antichissimo fatto di grano ammorbidito dalla bollitura e amalgamato
al vino cotto aromatizzato con la cannella.
Nel nostro territorio ricco di mandorleti non potevano mancare i dolci
a base di mandorle. Ne citiamo alcuni:
-
i beddi e brutti
(belli e brutti): delicate e friabili pallottole di mandorle pelate,
impastate con zucchero e albume d’uovo;
-
i pasti rricci:
biscotti alla pasta di mandorla nelle svariate forme e varietà;
-
u
turruni: torrone di mandorle miele e zucchero, realizzato in
diverse forme: a cuore, a ciambella, ecc;
-
a frutta marturana: nella sua confezione i maestri
pasticcieri locali, bravissimi, impiegano la pasta reale,
un impasto di finissima mandorla tritata e zucchero, cimentandosi nella
perfetta riproduzione di molte varietà di frutti;
-
i gnuocchili, detti pure pagnuccta
o anche u turruni re poviri: sono una vera caratteristica
rosolinese per la semplicità degli ingredienti, quali palline
di pasta all’uovo tostate, impastate e cotte con zucchero e miele;
-
i crispeddi: pallottole di pasta molto lievitata, condita
con uva passa e semi di finocchio selvatico. Fritte nell’olio
bollente e poi cosparse di zucchero e cannella oppure addolcite col
miele o inzuppate nel vino cotto. Si preparano in tutte le famiglie
per la festa di S. Martino (11 novembre), quando il raccolto si è
concluso, e la cultura contadina fissa
tale data per assaggiare, insieme alle crespelle, il vino
novello;
-
gelo di limone:
budino
trasparente
e squisito fatto con la buccia del limone quando è ancora verde;
-
sciroppo di limone:
il succo del famoso agrume, particolarmente trattato e conservato, per
usarlo come bevanda estiva;
-
a cutugnata:
il più tipico e famoso tra i dolci rosolinesi chiude la carrellata
culinaria. Dolcissima marmellata di mele cotogne fatta cristallizzare,
al sole autunnale del Mediterraneo, entro formelle di terracotta, spesso
antiche per passaggi generazionali in seno alla famiglia.
I piatti sopra descritti ben si accompagnano all’ottimo vino delle
nostre contrade (Carcicera, Agliastro, Bonivini, Casale, Bimmisca, Bufalefi
ecc). Gli splendidi vigneti del territorio sono opera dei viticultori
rosolinesi, che da sempre coltivano abilmente il vitigno “Nero
d’Avola” ormai attenzionato a livello europeo, con il
quale si ottiene un vino padronale rosso, robusto e
di eccellente qualità. Di gradazione alcolica media, indicato
con antipasti a base di olive, formaggio stagionato, salumi nostrani,
primi piatti di pasta asciutta e con tutti i tipi di focacce. Il vino
padronale si può trovare facilmente nelle varie aziende agricole
che lo producono nelle diverse varietà che vanno dal rosato al
rosso al nero a seconda del tempo impiegato nella macerazione dell’uva.
Sempre
dal vitigno Nero d’Avola proviene il vino Eloro Pachino
della Cantina Elorina, vino dal sapore fragrante ed equilibrato, pieno
in bocca senza essere aggressivo. Si sposa benissimo con le carni arrosto
e al sugo, con la salsiccia e la selvaggina. Da un particolare vitigno
della Val di Noto si ottiene il Moscato di Noto, che
la stessa Cantina produce nei tipi naturale e liquoroso. E’ un
vino da meditazione profumato, dolce e armonioso; si può definire
“nettare degli dei”. Dal gusto delicato, è insostituibile
con i dolci, in particolare con quelli di mandorla e con tutta la frutta
secca. Presso la CANTINA ELORINA, oltre ai Doc Moscato di Noto,
Eloro Pachino e il Villa Dorata nelle varietà
bianco, rosso e rosato, sfusi o imbottigliati, sono disponibili anche
una serie di ottimi vini da tavola ad Indicazione Geografica Tipica.

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